La fiat e gli operai

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Messaggio Da titamoe il Ven Gen 14, 2011 7:12 pm

La Fiat e gli operai




La Fiat ricatta gli operai minacciando di produrre dove vuole e come vuole, usando i diritti del più forte contro quelli dei più deboli.

Gli operai intendono produrre in Italia per salvare il posto di lavoro e i diritti acquisiti.

Mai come ora appare superata la favola, che peraltro ha tantissimi estimatori, che gli interessi della Fiat e degli operai sono uguali. Si dimostra che sono diversi.

La Fiat gioca su un mercato globale come parte di una multinazionale, con una strategia mondiale che non vuole rivelare in esplicito perchè sa che è finalizzata ai propri interessi contro quelli dei lavoratori.

Invece la classe operaia torinese (ma anche italiana e mondiale) non opera con una strategia internazionale, ma gioca la sua partita chiusa a livello nazionale, dimenticando di stabilire regole ed alleanze con gli operai degli altri paesi concorrenti.

Stando così le cose, i Marchionne di turno avranno sempre partita vinta. Finchè gli operai italiani, americani, polacchi e serbi non troveranno insieme le risposte da dare alla Fiat, saranno
condannati a farsi un'eterna e deleteria concorrenza a profitto degli industriali.


Certo può non essere facile trovare intese fra operai europei, asiatici, latino americani, americani che vivono in diverse società con diverso tenore di vita. Ma non c'è alternativa ed anzi, respingere insieme i ricatti delle multinazionali, può significare l'inizio di un percorso per strappare parte dei loro superprofitti a difesa del posto di lavoro e porre il problema della compartecipazione alle decisioni produttive.

Dove sta scritto che chi nella fabbrica invece dei capitali mette il lavoro non ha diritto a partecipare alle decisioni?

La Costituzione italiana parla chiaro: occorre solidarietà politica, economica, sociale (art. 2), ogni cittadino ha il dovere di...concorrere al progresso materiale o spirituale della società (art. 4), si favoriscono accordi e .. organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro (art.35) e l'iniziativa economica privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale...o contro la libertà e la dignità umana (art.41).

In questi anni gli operai dei ricchi paesi europei hanno dimenticato la propria autonomia rispetto alle strategie padronali e hanno legato i propri destini a quelle strategie in cambio di un benessere diffuso, perchè non dobbiamo dimenticare che ognuno di noi beneficia di un sistema economico ingiusto che ha sfruttato e sfrutta risorse e lavoro dal sud del mondo.

Ora l'ennesima crisi, provocata dagli speculatori finanziari, porta tutti alla realtà: Marchionne straccia le proprie responsabilità in Confindustria e i Contratti Nazionali e dichiara esplicitamente
che della sorte dei lavoratori italiani non gliene importa niente se non tornano alla condizione di servitori senza diritti.


Forse è arrivato il momento per gli operai di tutto il mondo, e per chi intende rappresentarli (partiti e sindacati), di darsi una strategia globale in un mondo globalizzato, di trovare faticosamente
ma necessariamente un minimo comun denominatore di regole e finalità, di cercare quella alleanza per respingere i ricatti e ottenere obiettivi che si muovano nella direzione di soddisfare i lavoratori di ogni nazione.



Urge abbandonare la concorrenza tra lavoratori in favore della solidarietà e dei comuni interessi, urge una nuova presa di coscienza per i lavoratori e la sinistra che il proprio destino non può essere
subordinato a questo modello di produzione, ma inserito in un'ottica in cui il cosa produrre, il come produrre e il dove produrre diventi oggetto di democrazia sociale, quella vera, e di interessi collettivi.


Ora invece la produzione risponde a interessi di pochi sulle spalle e sulla pelle di molti.


Ultima modifica di titamoe il Gio Gen 20, 2011 3:48 pm, modificato 1 volta
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Messaggio Da Linn76 il Ven Gen 14, 2011 9:33 pm

Tita la cosa veramente grave dell'accordo è derogare al contratto collettivo. Questo spiana la strada a un precedente grave che potrebbe essere preso come trampolino di lancio da tante altre multinazionali per stracciare diritti duramente conquistati in anni di battaglie.
Fiat da parte sua oltre all'economicità di produzione, ha il problema dell'assenteismo di chi se ne è approfittato dei diritti e ha rovinato il futuro di chi si impegna duramente ed è ligio al lavoro.
La via di mezzo si è trasformata in un'opportunità per Marchionne di creare enormi ingiustizie per le migliaia di persone che lavorano in fiat, dimenticandosi di tutte le risorse che il governo italiano ha dato a fiat negli anni, e quindi finché ha potuto ha approfittato e trascurato la situazione in fabbrica, ora fa la parte del leone.
E il ragionamento del"o dite sì o porto via tutto" è un ricatto vergognoso.
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Messaggio Da lagunagiu il Dom Gen 16, 2011 1:17 pm

sono d'accordo con quel che ha scritto Linn...
anche io trovo che questo sia un precedente gravissimo, perchè vedrete come si susseguiranno le ingiustizie e i ricatti come questo da un'azienda grande come la fiat all'indotto, fino ad arrivare alle piccole imprese.

mi si è stretto il cuore quando ho visto quelle immagini del vecchio operaio in lacrime per le sorti dei colleghi...e ho pensato che è mancata tanta parte di società civile a sostegno della protesta degli operai, che si sono trovati praticamente da soli di fronte a questo ricatto bello e buono.
penso che ci aspetta un'epoca in cui i sindacati non avranno più alcun potere contrattuale e in cui i diritti verranno usati come merce di scambio, oltretutto per scambi sempre a sfavore dei lavoratori...
che vergogna Sad

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Messaggio Da titamoe il Lun Gen 17, 2011 9:17 pm

stiamo buttando via anni di conquiste.. e chi dovrebbe far qualcosa per impedirlo sta a guardare..
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Messaggio Da oliva il Mar Gen 18, 2011 1:09 pm

Che tristezza ragazze, stiamo camminando come i gamberi Sad
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